In volo con l'AB.212ICO

Published on: November 10, 2005 at 11:37 AM

Allo scopo di vedere da vicino gli uomini della 609^ Squadriglia alle prese con la nuova missione-tipo, ho avuto la possibilitร  di prendere parte ad una delle sortite addestrative del reparto, volando a bordo di un AB.212 ICO in un ipotetico intervento di recupero di un equipaggio costretto ad eseguire un crash landing in territorio ostile, in ambiente montano. Come di consueto, metร  della missione si svolge a terra, molto prima che il team della 609^ che interpreterร  il ruolo dellโ€™equipaggio in attesa del recupero sulle montagne, venga depositato sul Monte Maggiore, pochi chilometri a nordest dellโ€™aeroporto di Grazzanise. Il briefing, tenuto dal capitano Ernesto Esposito, che sarร  Capo Equipaggio del velivolo leader della formazione impegnata nel recupero, avviene alla presenza del comandante maggiore Dโ€™Antonio, nella โ€œnuovaโ€ aula briefing della Squadriglia, un locale che come tutta la โ€œvillettaโ€ del reparto ha subito un processo di svecchiamento che le ha ridato unโ€™immagine moderna e operativa. I dati salienti della missione, inseriti nel computer dellโ€™aula, vengono proiettati sullโ€™apposito telo a scomparsa sul muro dal tenente Giacomo Andreotti, che sarร  il 2ยฐ pilota a bordo: a parte la composizione degli equipaggi, il nominativo radio e lo stimato di decollo, colpisce vedere sul muro anche la formazione tattica che dovrร  essere adottata dai due elicotteri durante la missione. Oltre alle frequenze del TACAN aria-aria che permetterร  ai due elicotteri di avere unโ€™indicazione strumentale della distanza reciproca (utile qualora si perda il contatto visivo), vengono anche condivise tutte le parole in codice che permetteranno via radio di autenticare reciprocamente il team di recupero e i survivors. Tutto lo scambio di codewords avverrร  infatti in frequenza, usando una tra la FM o la U/VHF, radio che non dispongono del sistema Have Quick anti-intercettazione. Esiste una frase o un nome convenzionale per tutto: per lโ€™autenticazione, per la frequenza su cui comunicare, persino per indicare agli elicotteri in arrivo che non รจ il caso di proseguire la missione poichรฉ i survivors sono stati catturati e sono costretti a parlare dando indicazioni imposte dai ribelli che preparano unโ€™imboscata agli โ€œABโ€. Non puรฒ mancare neanche la consueta e rituale descrizione del comportamento da adottare in caso di emergenza, arricchita rispetto alle precedenti occasioni dai problemi con la mitragliatrice. Cโ€™รจ infatti una particolare procedura da seguire anche per il colpo involontario o per quello rimasto in canna; aspetti che non possono essere improvvisati, specie quando si viaggia con un altro mezzo nelle vicinanze. Il briefing si conclude con i survivors che, zaini in spalla, si avviano verso il piazzale per essere depositati nella zona dโ€™operazioni. Vista la natura imprevedibile di un recupero del genere, i โ€œsuperstitiโ€ non si faranno trovare laddove saranno depositati, ma dovranno attuare un piano di evasione e comunicare, ovviamente in codice, le proprie coordinate agli elicotteri al momento che questi saranno a portata visiva. Inutile dire che la zona di operazioni non รจ un cucuzzolo brullo di una montagna che faciliterebbe troppo lโ€™individuazione del luogo di rendez-vous, ma un versante reso quasi inaccessibile dalla folta vegetazione. Facciamo tutti i calcoli del caso per capire quanti dei 9 supersiti potranno essere imbarcati su un elicottero e quanti sullโ€™altro. Eโ€™ fondamentale avere le idee ben chiare perchรฉ un elicottero troppo pesante potrebbe avere dei problemi a risollevarsi da terra con i militari recuperati mentre un โ€œABโ€ reso leggero da un rifornimento parziale di carburante, pur potendo ridecollare facilmente per riportare a casa lโ€™equipaggio recuperato, potrebbe avere problemi di autonomia. Sono le 09:00 locali. Il primo elicottero, Jolly 01, parte per trasportare in zona dโ€™operazioni lโ€™equipaggio che piรน tardi sarร  recuperato. Il decollo della Jolly 02, questo il nominativo della missione di salvataggio, avverrร  alle 15:10 locali e nelle 5 ore e mezza a disposizione, i survivor si addestreranno in tecniche di sopravvivenza, movimento tattico e carteggio. Eโ€™ importante che a questa attivitร  partecipino tutti, piloti, operatori di bordo e aerosoccorritori, perchรฉ come mi spiegano โ€œnon รจ detto che i piloti sopravvivano al crash landing e gli altri membri dellโ€™equipaggio devono essere in grado di muoversi autonomamente se vogliono essere recuperati sani e salviโ€. Dopo una mezzโ€™oretta , il Jolly 1 rientra. I survivor sono sul posto e noi possiamo dedicarci alla solita analisi dei bollettini meteo, dei NOTAM e delle restrizioni di traffico. Sulla base รจ in corso unโ€™esercitazione, la Destined Glory, che vede rischierati anche assetti stranieri; รจ necessario porre unโ€™attenzione particolare, volando in formazione, per entrare e uscire dalla zona aeroportuale, poichรฉ gli F-16 greci e turchi ospiti di Grazzanise potrebbero non essere a perfetta conoscenza delle procedure in vigore e โ€œsforareโ€. I controlli sui due velivoli corrono via veloci, il rifornimento รจ stato completato e gli equipaggi si possono dirigere verso la sala equipaggiamenti per prendere cosciali, cartine e quantโ€™altro, ed indossare anche il casco. Una novitร  assoluta introdotta dalla partecipazione a missioni operative รจ il fatto che, a differenza dei piloti, gli aerosoccorritori e gli operatori di bordo alle mitragliatrici indossano, non solo il casco, ma anche la maschera dโ€™ossigeno. Attraversiamo il piazzale della Squadriglia e raggiungiamo gli elicotteri parcheggiati lโ€™uno accanto allโ€™altro in piazzola. Lo specialista mi imbraca per permettermi di muovermi allโ€™interno dellโ€™elicottero, mentre i โ€œmieiโ€ piloti, il capitano Andrea Bonaccorsi, e il tenente Roberto Grasso, completano le ispezioni esterne dellโ€™elicottero e iniziano la check list pre-decollo. Il nostro AB.212 รจ un ICO in configurazione โ€œpulitaโ€, ovvero senza mitragliatrici brandeggiabili, anche se in volo ci comporteremo come se avessimo anche noi le armi affacciate sui due lati della fusoliera. La prima cosa che mi salta allโ€™occhio sono le differenze rispetto ad un HH-3F configurato per una missione CSAR: lโ€™AB.212 dispone di due portelloni scorrevoli che aperti a fondo corsa aprono completamente lโ€™elicottero sui due lati, permettendo lโ€™imbarco di personale e truppe senza necessitร  di rimozione dellโ€™arma che รจ compatibile anche con il verricello. Inoltre, i mitraglieri dellโ€™โ€œABโ€ siedono con i piedi poggiati ai supporti delle MG e non si sporgono dai finestroni come sul Pelican. Questo consente loro di affacciarsi (anche se non รจ consigliabile esporsi completamente al flusso dโ€™aria, specie se in manovra e ad alta velocitร ), per provare a dare unโ€™occhiata alle ore 6 del velivolo che, rispetto allโ€™HH-3F, non sono โ€œcoperteโ€ da unโ€™apposita postazione di fuoco. Tutto รจ pronto per lโ€™avviamento. Come da copione, dopo aver verificato che il personale di terra sia a distanza di sicurezza, Bonaccorsi e Grasso avviano i motori. Lโ€™elicottero reagisce con qualche vibrazione allโ€™aumento della velocitร  di rotazione delle pale, dopodichรฉ si stabilizza. Solo il rumore รจ molto forte nella fusoliera, investita anche dalla massa dโ€™aria messa in movimento dallโ€™altro elicottero che ci aveva preceduto di poco allโ€™avviamento. Partiremo in coppia, con il leader che lascerร  la piazzola alcuni secondi prima di noi. Il numero 1 sfila basso sullโ€™erba alla nostra sinistra, i giri aumentano, lโ€™elicottero si alza a pochi centimetri da terra e inizia contemporaneamente ad accelerare, inclinando il muso in avanti. Iniziamo una veloce salita ricongiungendo sullโ€™altro elicottero. Il transito attraverso le zone di controllo di Grazzanise avviene in formazione stretta, un profilo molto poco โ€œCombatโ€. In teatro la formazione sarebbe molto piรน larga, probabilmente una โ€œline abreastโ€ (in linea di fronte) che permetterebbe ai due velivoli di coprirsi reciprocamente e che consentirebbe ad entrambi di manovrare liberamente senza il rischio di collidere
in caso di lancio di missili terra-aria. Nel nostro caso invece cโ€™รจ da fare i conti con il traffico dellโ€™aeroclub di Capua e quindi dobbiamo obbligatoriamente seguire una rotta standard. Prua 035, 500 piedi di quota e raggiungiamo lโ€™autostrada A-1, iniziando contemporaneamente ad assumere un comportamento piรน aggressivo e piรน adatto al contesto addestrativo. Viriamo repentinamente per scambiarci la leadership della formazione ed assumere un rotta quasi imprevedibile mentre iniziamo una graduale salita per superare i primi rilievi. โ€œRiccio, Riccio dalla Jolly 02โ€: il leader tenta un primo contatto radio con la pattuglia a terra. Probabilmente siamo ancora troppo lontani perchรฉ malgrado lโ€™altezza non riusciamo a sentire alcuna risposta. Non รจ il caso di ritentare, la disciplina radio nel caso di recupero di survivor in territorio nemico รจ fondamentale per non permettere a chi fosse in ascolto sulle frequenze utilizzate dalla formazione di scoprire lโ€™esatta posizione dei โ€œsuperstitiโ€ in fuga. Voliamo a 100 nodi sopra dei boschi fittissimi che non lasciano intravedere alcuno spazio per atterrare. โ€œPrepariamoci ad impiegare il verricelloโ€ รจ il messaggio che il capitano Esposito ci trasmette in frequenza. Tentiamo nuovamente il contatto radio alla quota di circa 3.000 piedi mentre viaggiamo leggermente spaziati in una valle piuttosto stretta che attraversiamo ogni 2-3 minuti con unโ€™orbita abbastanza ampia che ci fa sfilare alla sinistra del Monte Maggiore. Ci manteniamo in una posizione di copertura, leggermente piรน alti alle ore 4 del leader. I โ€œgunnersโ€ che impugnano le due mitragliatrici MG muovono la testa a destra e sinistra freneticamente, per identificare il prima possibile qualsiasi minaccia. Dopo un paio di giri riusciamo finalmente a metterci in contatto con โ€œRiccioโ€ che ci passa in codice le proprie coordinate e ci informa di averci in vista leggermente piรน a sud. Le coordinate vengono convertite ed inserite nei GPS portatili mentre i due elicotteri virano verso il punto di rendez-vous. Il breve tragitto che ci separa dalla pattuglia ci permette di organizzare la delicata fase di recupero: andrร  a fondo valle prima il numero 1 che recupererร  quattro militari mentre noi eseguiremo delle strette orbite a quota piรน alta in copertura. Dopodichรฉ invertiremo i ruoli e sarร  il nostro turno di recuperare i restanti superstiti. Riduciamo gradualmente la velocitร  mentre il numero 1 inizia lโ€™avvicinamento al punto di recupero. Trasliamo a 40 nodi vigilando sullโ€™altro AB che intanto sta tirando su la prima tranche di superstiti. Lโ€™operazione procede spedita e in una manciata di minuti sono tutti a bordo. Lโ€™AB-212 accelera e si disimpegna, salendo di quota. Eโ€™ il nostro turno. Eseguiamo una sorta di circuito a goccia rallentando gradualmente e scendendo di quota. Siamo intorno ai 2.400 piedi di quota, ad entrambi i lati abbiamo vette piรน alte di noi un migliaio di piedi. La posizione รจ scomoda, oltretutto gli alberi sono piuttosto alti. Scendiamo fino a 50 piedi seguendo le indicazioni fornite attraverso lโ€™interfono dallโ€™operatore di bordo che, affacciato dal portellone destro, manovra con la mano sinistra la leva del verricello. Le sue indicazioni, preziose per posizionare lโ€™elicottero esattamente sulla verticale dei survivor, sono un flusso ininterrotto di informazioni che permette al pilota di avere la perfetta consapevolezza di cosa sta avvenendo sul lato destro dellโ€™elicottero e la posizione del verricello. Eโ€™ il momento piรน delicato di tutta lโ€™operazione, quello in cui il velivolo รจ piรน vulnerabile. Qualora fossimo impegnati in una missione di recupero in territorio ostile gli occhi dei piloti e degli operatori di bordo correrebbero veloci su tutti i 360ยฐ per identificare il prima possibile qualsiasi attivitร  sospetta. Mentre il leader orbita sopra di noi, uno dopo lโ€™altro portiamo a bordo ufficiali e sottufficiali della Squadriglia. โ€œQuesto elicottero รจ una bestiaโ€ รจ il commento di Bonaccorsi mentre lโ€™AB.212 riprende quota e accelera senza denunciare alcuna difficoltร . Ricongiungiamo la formazione mentre iniziamo la fase di rientro. La visibilitร  ora รจ ottima, si vede il mare a largo di Mondragone e la base di Grazzanise distante 15 miglia di fronte a noi. La rotta di rientro รจ pressochรฉ identica a quella percorsa allโ€™andata e in una decina di minuti arriviamo in prossimitร  dellโ€™aeroporto. Come si conviene per un rientro tattico, sfiliamo ad alta velocitร  accanto alla Torre, per un sottovento stretto e successivo atterraggio in formazione sulla piazzola della Squadriglia. I velivoli si mantengono in formazione stretta eseguendo tutto il circuito allโ€™interno del sedime aeroportuale e terminando il volo con un avvicinamento ripido, quello piรน adatto per mettere i pattini a terra. Una misura di sicurezza superflua a Grazzanise ma che potrebbe essere utile a breve, in caso di rischieramento โ€œfuori areaโ€.

ยฉ David Cenciotti

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David Cenciotti is a journalist based in Rome, Italy. He is the Founder and Editor of โ€œThe Aviationistโ€, one of the worldโ€™s most famous and read military aviation blogs. Since 1996, he has written for major worldwide magazines, including Air Forces Monthly, Combat Aircraft, and many others, covering aviation, defense, war, industry, intelligence, crime and cyberwar. He has reported from the U.S., Europe, Australia and Syria, and flown several combat planes with different air forces. He is a former 2nd Lt. of the Italian Air Force, a private pilot and a graduate in Computer Engineering. He has written five books and contributed to many more ones.
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