Ho preso parte, nel mese di ottobre 2005, ad un volo a bordo di un AB.212ICO della 609^ Squadriglia Collegamenti del 9ยฐ Stormo di Grazzanise, un reparto che si appresta a diventare 21ยฐ Gruppo e ad ereditare la lunga tradizione delle “Tigri”. Il 23 marzo, con una cerimonia ufficiale, la 609^ Squadriglia si trasformerร in 21ยฐ Gruppo e dopo poco prenderร parte al primo rischieramento ufficiale nell’ambito di una missione operativa “fuori area”, in Afghanistan.
Ecco com’รจ andata:
AB.212 ICO 13.10.2005
Allo scopo di vedere da vicino gli uomini della 609^ Squadriglia alle prese con la nuova missione-tipo, ho avuto la possibilitร di prendere parte ad una delle sortite addestrative del reparto, volando a bordo di un AB.212 ICO in un ipotetico intervento di recupero di un equipaggio costretto ad eseguire un crash landing in territorio ostile, in ambiente montano. Come di consueto, metร della missione si svolge a terra, molto prima che il team della 609^ che interpreterร il ruolo dellโequipaggio in attesa del recupero sulle montagne, venga depositato sul Monte Maggiore, pochi chilometri a nordest dellโaeroporto di Grazzanise. Il briefing, tenuto dal capitano Ernesto Esposito, che sarร Capo Equipaggio del velivolo leader della formazione impegnata nel recupero, avviene alla presenza del comandante maggiore DโAntonio, nella โnuovaโ aula briefing della Squadriglia, un locale che come tutta la โvillettaโ del reparto ha subito un processo di svecchiamento che le ha ridato unโimmagine moderna e operativa. I dati salienti della missione, inseriti nel computer dellโaula, vengono proiettati sullโapposito telo a scomparsa sul muro dal tenente Giacomo Andreotti, che sarร il 2ยฐ pilota a bordo: a parte la composizione degli equipaggi, il nominativo radio e lo stimato di decollo, colpisce vedere sul muro anche la formazione tattica che dovrร essere adottata dai due elicotteri durante la missione. Oltre alle frequenze del TACAN aria-aria che permetterร ai due elicotteri di avere unโindicazione strumentale della distanza reciproca (utile qualora si perda il contatto visivo), vengono anche condivise tutte le parole in codice che permetteranno via radio di autenticare reciprocamente il team di recupero e i survivors. Tutto lo scambio di codewords avverrร infatti in frequenza, usando una tra la FM o la U/VHF, radio che non dispongono del sistema Have Quick anti-intercettazione. Esiste una frase o un nome convenzionale per tutto: per lโautenticazione, per la frequenza su cui comunicare, persino per indicare agli elicotteri in arrivo che non รจ il caso di proseguire la missione poichรฉ i survivors sono stati catturati e sono costretti a parlare dando indicazioni imposte dai ribelli che preparano unโimboscata agli โABโ. Non puรฒ mancare neanche la consueta e rituale descrizione del comportamento da adottare in caso di emergenza, arricchita rispetto alle precedenti occasioni dai problemi con la mitragliatrice. Cโรจ infatti una particolare procedura da seguire anche per il colpo involontario o per quello rimasto in canna; aspetti che non possono essere improvvisati, specie quando si viaggia con un altro mezzo nelle vicinanze. Il briefing si conclude con i survivors che, zaini in spalla, si avviano verso il piazzale per essere depositati nella zona dโoperazioni. Vista la natura imprevedibile di un recupero del genere, i โsuperstitiโ non si faranno trovare laddove saranno depositati, ma dovranno attuare un piano di evasione e comunicare, ovviamente in codice, le proprie coordinate agli elicotteri al momento che questi saranno a portata visiva. Inutile dire che la zona di operazioni non รจ un cucuzzolo brullo di una montagna che faciliterebbe troppo lโindividuazione del luogo di rendez-vous, ma un versante reso quasi inaccessibile dalla folta vegetazione. Facciamo tutti i calcoli del caso per capire quanti dei 9 supersiti potranno essere imbarcati su un elicottero e quanti sullโaltro. Eโ fondamentale avere le idee ben chiare perchรฉ un elicottero troppo pesante potrebbe avere dei problemi a risollevarsi da terra con i militari recuperati mentre un โABโ reso leggero da un rifornimento parziale di carburante, pur potendo ridecollare facilmente per riportare a casa lโequipaggio recuperato, potrebbe avere problemi di autonomia. Sono le 09:00 locali. Il primo elicottero, Jolly 01, parte per trasportare in zona dโoperazioni lโequipaggio che piรน tardi sarร recuperato. Il decollo della Jolly 02, questo il nominativo della missione di salvataggio, avverrร alle 15:10 locali e nelle 5 ore e mezza a disposizione, i survivor si addestreranno in tecniche di sopravvivenza, movimento tattico e carteggio. Eโ importante che a questa attivitร partecipino tutti, piloti, operatori di bordo e aerosoccorritori, perchรฉ come mi spiegano โnon รจ detto che i piloti sopravvivano al crash landing e gli altri membri dellโequipaggio devono essere in grado di muoversi autonomamente se vogliono essere recuperati sani e salviโ. Dopo una mezzโoretta , il Jolly 1 rientra. I survivor sono sul posto e noi possiamo dedicarci alla solita analisi dei bollettini meteo, dei NOTAM e delle restrizioni di traffico. Sulla base รจ in corso unโesercitazione, la Destined Glory, che vede rischierati anche assetti stranieri; รจ necessario porre unโattenzione particolare, volando in formazione, per entrare e uscire dalla zona aeroportuale, poichรฉ gli F-16 greci e turchi ospiti di Grazzanise potrebbero non essere a perfetta conoscenza delle procedure in vigore e โsforareโ. I controlli sui due velivoli corrono via veloci, il rifornimento รจ stato completato e gli equipaggi si possono dirigere verso la sala equipaggiamenti per prendere cosciali, cartine e quantโaltro, ed indossare anche il casco. Una novitร assoluta introdotta dalla partecipazione a missioni operative รจ il fatto che, a differenza dei piloti, gli aerosoccorritori e gli operatori di bordo alle mitragliatrici indossano, non solo il casco, ma anche la maschera dโossigeno. Attraversiamo il piazzale della Squadriglia e raggiungiamo gli elicotteri parcheggiati lโuno accanto allโaltro in piazzola. Lo specialista mi imbraca per permettermi di muovermi allโinterno dellโelicottero, mentre i โmieiโ piloti, il capitano Andrea Bonaccorsi, e il tenente Roberto Grasso, completano le ispezioni esterne dellโelicottero e iniziano la check list pre-decollo. Il nostro AB.212 รจ un ICO in configurazione โpulitaโ, ovvero senza mitragliatrici brandeggiabili, anche se in volo ci comporteremo come se avessimo anche noi le armi affacciate sui due lati della fusoliera. La prima cosa che mi salta allโocchio sono le differenze rispetto ad un HH-3F configurato per una missione CSAR: lโAB.212 dispone di due portelloni scorrevoli che aperti a fondo corsa aprono completamente lโelicottero sui due lati, permettendo lโimbarco di personale e truppe senza necessitร di rimozione dellโarma che รจ compatibile anche con il verricello. Inoltre, i mitraglieri dellโโABโ siedono con i piedi poggiati ai supporti delle MG e non si sporgono dai finestroni come sul Pelican. Questo consente loro di affacciarsi (anche se non รจ consigliabile esporsi completamente al flusso dโaria, specie se in manovra e ad alta velocitร ), per provare a dare unโocchiata alle ore 6 del velivolo che, rispetto allโHH-3F, non sono โcoperteโ da unโapposita postazione di fuoco. Tutto รจ pronto per lโavviamento. Come da copione, dopo aver verificato che il personale di terra sia a distanza di sicurezza, Bonaccorsi e Grasso avviano i motori. Lโelicottero reagisce con qualche vibrazione allโaumento della velocitร di rotazione delle pale, dopodichรฉ si stabilizza. Solo il rumore รจ molto forte nella fusoliera, investita anche dalla massa dโaria messa in movimento dallโaltro elicottero che ci aveva preceduto di poco allโavviamento. Partiremo in coppia, con il leader che lascerร la piazzola alcuni secondi prima di noi. Il numero 1 sfila basso sullโerba alla nostra sinistra, i giri aumentano, lโelicottero si alza a pochi centimetri da terra e inizia contemporaneamente ad accelerare, inclinando il muso in avanti. Iniziamo una veloce salita ricongiungendo sullโaltro elicottero. Il transito attraverso le zone di controllo di Grazzanise avviene in formazione stretta, un profilo molto poco โCombatโ. In teatro la formazione sarebbe molto piรน larga, probabilmente una โline abreastโ (in linea di fronte) che permetterebbe ai due velivoli di coprirsi reciprocamente e che consentirebbe ad entrambi di manovrare liberamente senza il rischio di collidere in caso di lancio di missil
i terra-aria. Nel nostro caso invece cโรจ da fare i conti con il traffico dellโaeroclub di Capua e quindi dobbiamo obbligatoriamente seguire una rotta standard. Prua 035, 500 piedi di quota e raggiungiamo lโautostrada A-1, iniziando contemporaneamente ad assumere un comportamento piรน aggressivo e piรน adatto al contesto addestrativo. Viriamo repentinamente per scambiarci la leadership della formazione ed assumere un rotta quasi imprevedibile mentre iniziamo una graduale salita per superare i primi rilievi. โRiccio, Riccio dalla Jolly 02โ: il leader tenta un primo contatto radio con la pattuglia a terra. Probabilmente siamo ancora troppo lontani perchรฉ malgrado lโaltezza non riusciamo a sentire alcuna risposta. Non รจ il caso di ritentare, la disciplina radio nel caso di recupero di survivor in territorio nemico รจ fondamentale per non permettere a chi fosse in ascolto sulle frequenze utilizzate dalla formazione di scoprire lโesatta posizione dei โsuperstitiโ in fuga. Voliamo a 100 nodi sopra dei boschi fittissimi che non lasciano intravedere alcuno spazio per atterrare. โPrepariamoci ad impiegare il verricelloโ รจ il messaggio che il capitano Esposito ci trasmette in frequenza. Tentiamo nuovamente il contatto radio alla quota di circa 3.000 piedi mentre viaggiamo leggermente spaziati in una valle piuttosto stretta che attraversiamo ogni 2-3 minuti con unโorbita abbastanza ampia che ci fa sfilare alla sinistra del Monte Maggiore. Ci manteniamo in una posizione di copertura, leggermente piรน alti alle ore 4 del leader. I โgunnersโ che impugnano le due mitragliatrici MG muovono la testa a destra e sinistra freneticamente, per identificare il prima possibile qualsiasi minaccia. Dopo un paio di giri riusciamo finalmente a metterci in contatto con โRiccioโ che ci passa in codice le proprie coordinate e ci informa di averci in vista leggermente piรน a sud. Le coordinate vengono convertite ed inserite nei GPS portatili mentre i due elicotteri virano verso il punto di rendez-vous. Il breve tragitto che ci separa dalla pattuglia ci permette di organizzare la delicata fase di recupero: andrร a fondo valle prima il numero 1 che recupererร quattro militari mentre noi eseguiremo delle strette orbite a quota piรน alta in copertura. Dopodichรฉ invertiremo i ruoli e sarร il nostro turno di recuperare i restanti superstiti. Riduciamo gradualmente la velocitร mentre il numero 1 inizia lโavvicinamento al punto di recupero. Trasliamo a 40 nodi vigilando sullโaltro AB che intanto sta tirando su la prima tranche di superstiti. Lโoperazione procede spedita e in una manciata di minuti sono tutti a bordo. LโAB-212 accelera e si disimpegna, salendo di quota. Eโ il nostro turno. Eseguiamo una sorta di circuito a goccia rallentando gradualmente e scendendo di quota. Siamo intorno ai 2.400 piedi di quota, ad entrambi i lati abbiamo vette piรน alte di noi un migliaio di piedi. La posizione รจ scomoda, oltretutto gli alberi sono piuttosto alti. Scendiamo fino a 50 piedi seguendo le indicazioni fornite attraverso lโinterfono dallโoperatore di bordo che, affacciato dal portellone destro, manovra con la mano sinistra la leva del verricello. Le sue indicazioni, preziose per posizionare lโelicottero esattamente sulla verticale dei survivor, sono un flusso ininterrotto di informazioni che permette al pilota di avere la perfetta consapevolezza di cosa sta avvenendo sul lato destro dellโelicottero e la posizione del verricello. Eโ il momento piรน delicato di tutta lโoperazione, quello in cui il velivolo รจ piรน vulnerabile. Qualora fossimo impegnati in una missione di recupero in territorio ostile gli occhi dei piloti e degli operatori di bordo correrebbero veloci su tutti i 360ยฐ per identificare il prima possibile qualsiasi attivitร sospetta. Mentre il leader orbita sopra di noi, uno dopo lโaltro portiamo a bordo ufficiali e sottufficiali della Squadriglia. โQuesto elicottero รจ una bestiaโ รจ il commento di Bonaccorsi mentre lโAB.212 riprende quota e accelera senza denunciare alcuna difficoltร . Ricongiungiamo la formazione mentre iniziamo la fase di rientro. La visibilitร ora รจ ottima, si vede il mare a largo di Mondragone e la base di Grazzanise distante 15 miglia di fronte a noi. La rotta di rientro รจ pressochรฉ identica a quella percorsa allโandata e in una decina di minuti arriviamo in prossimitร dellโaeroporto. Come si conviene per un rientro tattico, sfiliamo ad alta velocitร accanto alla Torre, per un sottovento stretto e successivo atterraggio in formazione sulla piazzola della Squadriglia. I velivoli si mantengono in formazione stretta eseguendo tutto il circuito allโinterno del sedime aeroportuale e terminando il volo con un avvicinamento ripido, quello piรน adatto per mettere i pattini a terra. Una misura di sicurezza superflua a Grazzanise ma che potrebbe essere utile a breve, in caso di rischieramento โfuori areaโ.

