La turbolenza

Published on: January 4, 2008 at 4:51 PM

Dopo aver brevemente discusso dell’Atmosfera nel precedente post, fornirรฒ alcune nozioni relative alla turbolenza che, come detto, รจ al centro delle preoccupazioni di molti passeggeri di velivoli commerciali. Esistono diversi tipi di turbolenza, in base ai fenomeni meteorologici che ne provocano la manifestazione. Tuttavia, in termini macroscopici la turbolenza puรฒ essere definita come l’insieme delle vibrazioni e dei fenomeni “sussultori” cui la cellula di un velivolo รจ soggetta durante il volo a causa del movimento di masse d’aria. In base a questa prima definizione, tutto ciรฒ che causa degli scossoni al velivolo, pregiudicando la qualitร  del volo (se non addirittura mettendolo in pericolo), puรฒ essere considerato turbolenza. Anche il wind shear verticale, una corrente discensionale che scaturisce da una repentina variazione della direzione e dell’intensitร  del vento e che risulta particolarmente pericolosa a bassa quota e in fase di atterraggio, puรฒ a tutti gli effetti essere considerato turbolenza. La turbolenza si misura secondo una scala che ne tiene in considerazione gli effetti sul velivolo: si parla quindi di Light Turbolence, nel caso in cui il velivolo sia soggetto solo momentaneamente a deboli impulsi alla variazione di quota e assetto; Moderate, nel caso in cui l’intensitร  sia piรน elevata ma ancora sotto controllo e completamente gestibile dall’equipaggio; Severe, qualora le variazioni di assetto siano piรน ampie e violente e conducano momentaneamente l’aereo fuori controllo; Extreme, se il velivolo subisce delle sollecitazioni talmente violente da rimanere danneggiato ed andare completamente fuori controllo. Come รจ ovvio, una scala del genere, che misura gli effetti delle vibrazioni sul velivolo, permette di quantificare correttamente la turbolenza che colpisce aerei di tipo differente: รจ normale che una Moderate Turbolence per un B.777 non sia la stessa per un Tampico. Ovviamente, nella maggior parte dei casi, le manifestazioni di turbolenza che vi capiterร  di incontrare non supereranno il livello Moderate; qualora un velivolo si trovi ad attraversare un’area soggetta a forte turbolenza, potrร  richiedere al controllo del traffico aereo una deviazione alla rotta o un cambio di livello, che nel giro di alcuni minuti porteranno il velivolo in zone ben piรน tranquille. Inoltre, tutti i velivoli sono chiamati a segnalare repentinamente la presenza di turbolenza in rotta all’ente ATC competente, affinchรฉ l’intensitร  della stessa sia comunicata anche agli altri velivoli in procinto di attraversare la stessa zona a livelli prossimi a quelli interessati. Vale la pena sottolineare anche che tutti i velivoli, dall’A380 al C-150, possono essere interessati dalla turbolenza, anche se il tipo e l’intensitร  del fenomeno che puรฒ interessare un wide-body civile in volo sull’Oceano a 33.000 piedi non รจ nemmeno paragonabile a quella cui puรฒ essere soggetto un piccolo velivolo d’Aeroclub. Ricordo perfettamente la turbolenza che investiva il mio C-152 quando, decollato dall’aeroporto dell’Urbe, volavo sottovento al Monte Soratte (a Nord di Roma) inbound a Capranica. Il velivolo iniziava a vibrare a causa delle correnti d’aria piuttosto intense (per un aereo di quelle dimensioni) causate dalla presenza del rilievo e per evitare di sollecitare troppo il piccolo monomotore, dovevo ridurre leggermente la velocitร . Ben altra cosa sono le vibrazioni che per diverse ore mi hanno accompagnato a FL330 bordo del B747-400 Qantas “VH-OJJ” durante la traversata del Pacifico, tra Australia e USA. Le cause dei due tipi di turbolenza che ho appena descritto sono infatti diverse. Nel primo caso, la turbolenza รจ dovuta alla presenza di un ostacolo che interrompendo il flusso della corrente d’aria genera un moto turbolento. Qualora, come nel caso specifico, l’ostacolo sia rappresentato da una catena montuosa, il fenomeno assume proporzioni piรน grandi dando luogo alle cosiddette Mountain Waves che, in presenza di condizioni di umiditร  favorevoli, possono dar luogo alle caratteristiche nubi a forma lenticolare o rotorica. Nel secondo caso (il volo Qantas 175), all’origine della turbolenza c’erano le forti perturbazioni sulla rotta che davano origine ai consueti moti convettivi associati ai temporali. Cosa differente (nelle cause) รจ la CAT, Clear Air Turbolence, la turbolenza in aria chiara. Questo tipo di turbolenza รจ associata alla presenza di jetstream, ovvero di correnti a getto che si generano per le differenze di pressione tra troposfera e tropopausa nelle zone di confine tra le due aree atmosferiche; queste correnti, movimentando grosse masse d’aria, causano turbolenza. I jetstream, di intensitร  notevole, viaggiano quasi parallelamente al suolo, ad altezze intorno agli 11 Km in direzione Ovest-Est sia nell’emisfero australe che in quello boreale, per effetto dell’accelerazione di Coriolis. Esistono due principali direttrici per le correnti a getto alle latitudini polari, in entrambi gli emisferi, e due direttrici per correnti “minori” subtropicali, in prossimitร  dell’equatore. Poichรฉ nell’emisfero boreale, le correnti a getto si manifestano a latitudini elevate (fino ai 60ยฐ – 70ยฐ N), ne risultano interessate anche le aerovie transatlantiche: รจ anche per la presenza dei jetstream che i voli dagli Stati Uniti all’Europa durano anche 2 ore in meno rispetto ai voli verso occidente. Ed รจ sempre per la presenza delle correnti a getto che proprio durante i voli sull’Atlantico รจ piรน probabile incontrare una CAT. Ad ogni modo, niente paura. Si tratta di cose normalissime che vengono ampiamente tenute in considerazione nella programmazione del volo (o addirittura nella progettazione dei velivoli).

Ecco come appariva il cielo durante il volo sul Pacifico in condizioni di turbolenza (light/moderate)


In volo sul Pacifico in condizioni di turbolenza (light/moderate) in prossimitร  della linea di cambiamento di data.

Nubi basse (non significative quindi in termini di turbolenza) in avvicinamento a Los Angeles International.

Decollo da Kangaroo Island e volo verso Adelaide con un Saab 340B in assenza di turbolenza significativa anche se in presenza di nuvolositร .

Il fenomeno del Wind Shear รจ particolarmente pericoloso in fase di atterraggio.


La turbolenza di scia รจ infine un tipo di turbolenza particolare. Si tratta di vortici d’estremitร  (wake turbolence) generati dalla differenza di pressione tra superficie inferiore e superiore dell’ala: sul dorso alare c’รจ bassa pressione, mentre sotto l’ala c’รจ pressione piรน alta. In prossimitร  dell’estremitร  alare, la pressione tende ad equilibrarsi con un flusso che scorre dal basso verso l’alto (visto da dietro al velivolo, il flusso รจ orario sull’ala sinistra e antiorario sulla destra). Ovviemente, maggiore รจ la differenza di pressione tra dorso e ventre alare, maggiore sarร  l’intensitร  dei vortici d’estremitร . Quando l’aereo รจ un A380 o un Jumbo, l’effetto della turbolenza di scia รจ tale da poter causare seri problemi ad un aereo di medie o piccole dimensioni che si trovi ad attraversarne il flusso o che passi nelle vicinanze, visto che i vortici sono trasportati dal vento; poichรฉ la turbolenza di scia di un aereo di grosse dimensioni in decollo (fase del volo in cui l’intensitร  dei vortici รจ massima, essendo massima la portanza generata e il peso del velivolo) puรฒ persistere fino a 4 minuti, i velivoli in partenza che lo seguono sono separati di diversi minuti anche in funzione della wake turbolence. Molti velivoli utilizzano delle Winglets, ovvero delle alette di estremitร  che hanno l’effetto di creare una sorta di portanza indotta che si oppone alla resistenza indotta generata dai vortici di estremitร  e migliorano quindi l’efficienza dell’ala.

Le Blended Winglets caratteristiche di alcuni 737-700 e 737-800. Le seconda foto si riferisce ad un atterraggio in presenza di perturbazioni tropicali a Cairns, in Queensland.



Non tutti i velivoli utilizzano le winglets, come i B767 e 777 (nella foto l’ala di un 767 Qantas in volo all’alba tra Cairns e Brisbane sopra un fitto strato di nubi).

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David Cenciotti is a journalist based in Rome, Italy. He is the Founder and Editor of โ€œThe Aviationistโ€, one of the worldโ€™s most famous and read military aviation blogs. Since 1996, he has written for major worldwide magazines, including Air Forces Monthly, Combat Aircraft, and many others, covering aviation, defense, war, industry, intelligence, crime and cyberwar. He has reported from the U.S., Europe, Australia and Syria, and flown several combat planes with different air forces. He is a former 2nd Lt. of the Italian Air Force, a private pilot and a graduate in Computer Engineering. He has written five books and contributed to many more ones.
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